Di scrittori e volontà: Martin Eden di Jack London

La grande e incrollabile fede di Jack London è quella nell’individualismo, nella capacità dell’uomo di farsi strada da sé nei modi e nei tempi che egli stabilisce. Così è il suo Martin Eden, che, come il suo creatore, è uno scrittore molto prolifico, che sa lavorare diciannove ore al giorno e accantona opere su opere in attesa della pubblicazione.

 

Il romanzo trasmette la sensazione che la volontà umana non abbia confini e infatti si percepisce come la vita di Martin, la sua avventura culturale e spirituale, proceda, fino all’estremo, in base ai dettami che egli stesso s’impone.

 

Nella lettura si respira un grande personaggio, un personaggio realmente eroico, granitico, che, pur in perpetuo mutamento, non perde mai l’incrollabile fiducia in sé e nelle sue potenzialità ancor prima che nelle sue capacità. Martin sa che riuscirà, ha una tenacia giustificata solo da questo credo senza confini in se stesso e nei suoi mezzi.

 

Non è presuntuoso Martin. Al principio si ha il ritratto di un uomo umile, desideroso di apprendere e di migliorarsi. Solo così è in grado di acquisire una vera capacità critica. E’ il duro lavoro, certo, il motore del percorso umano di Martin, ma più ancora, e ancor prima, la certezza di poter essere altro, meglio e più di ciò che è.

 

I passi avanti che compie poco a poco li osserva e li misura con umiltà, ma con realismo e obiettività, eroicamente consapevole che l’avventura umana è quel lungo faticoso percorrere l’infinita strada delle lezioni.

 

Il personaggio di Ruth, che contrasta con l’eroica e tormentata statura di Martin, è solo inizialmente idealizzato dal protagonista, nel momento in cui si fa spinta propulsiva all’avanzamento e al tenace miglioramento. E quando si rivela, nella pochezza che l’imprigiona, alla luce di quella paura che porta a non prendere mai in mano le redini del proprio destino, Martin scopre, dolorosamente sgomento, di avere superato la sua dea.

 

E’ questo passare oltre che lascia Martin orfano, disperato, senza più una meta da perseguire. Colui che vive di studio e si ciba di cultura, che adopera il lavoro incessante come vitale fonte di crescita, che sa che ogni parola scritta gli sarà d’aiuto per meglio scrivere le prossime, resta senza scopo, nudo, defraudato.

 

Consegna però, drammaticamente, un invito attuale per tutti: quello a non essere superficiali, a coltivarsi e, anche nella solitudine, a non darsi mai per vinti. Eden è l’amico scomodo che dispensa la più saggia e temibile lezione: addossati la piena responsabilità di ciò che fai, trova il tuo obiettivo personale, lavora infaticabilmente, non dare ascolto alla paura e tira dritto fino in fondo, fino alla fine della linea, ovunque essa ti conduca.