Persepolis: il profeta Marjane

 

 

Ciò che i bambini sanno col cuore è a volte ciò che gli adulti insegnano a dimenticare.

 

In Persepolis (di Marjane Satrapi, Lizard Edizioni, 2007), la piccola Marjane sa di essere una profeta, l’ultima e migliore prescelta di Dio. Lavora con serietà e ardore al suo percorso santo. Osserva ciò che non funziona e che la vita chiede che sia cambiato. Studia, tiene il suo libro sacro e si prepara al momento in cui sarà pronta per portare la novella. Con fede, tenacia e amore si prepara alla sua missione nel mondo. Dialoga con semplicità con Dio, che la accoglie, la coccola e la rassicura. Lei non si sente pronta, ma sa che Dio la aspetterà. Mette creatività negli studi teologici e, nel confrontare Marx con Dio, le sovviene essenzialmente che la principale differenza tra i due è che Marx è più riccio.

 

Ma il duro scontro con la realtà inizia presto. «Ero evidentemente l’unica a dare retta alle mie parole». Le persone intorno a lei diventano sospettose: la maestra è perplessa, i genitori, convocati a scuola, si preoccupano e cominciano a sorvegliarla, le compagne la deridono. Inizia l’assedio ostile e Marjane inizia a mentire per praticità. Lo straordinario accostamento di due vignette disegna il primo passo verso la resa: «Dimmi, piccola mia. Che farai da grande?» «Profeta…» pensa immediatamente la bimba. Ma poi risponde: «Farò il medico.» Successivamente Dio indaga: «Medico?» «Ma no, profeta, ma loro non devono sapere.»

 

Poco per volta, la menzogna inizia però a lavorare contro di lei e le si ritorce contro. Inizia un vago disagio verso il suo Dio, che è un disagio verso la parte autentica – divina – di se stessa. La comunicazione con lui, a poco a poco, si fa difficile e costellata di silenzi sempre più lunghi. Il dialogo diventa scarno, difficile: Dio si muove in un campo minato. E, di evento in evento, di distrazione in distrazione, la rete si stringe intorno a Marjane fino alla sua disfatta.

 

Quando la parte divina è stata definitivamente messa a tacere, Dio non riesce più a raggiungere e a comunicare con l’ex-bimba profeta che sapeva col cuore. L’equilibrio è spezzato. Il progetto si è spento. Dio, in punta di piedi, se ne va. E Marjane, all’improvviso, si accorge dell’abbandono e si scopre sola. L’infanzia è finita. Persa se stessa e la capacità di ascoltarsi nel profondo, la profeta ha perso Dio e il vuoto incolmabile e straziante si percepisce nell’immagine di Marjane sgomenta che piange sola nel suo lettino: «Dio, ma dove sei?». «Ma, quella sera, lui non si fece vivo…».