L’orologio batte il tempo…

 

 

«Nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto,

ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo,

che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo.»
(Stephen Hawking)

 

 

Quanti sono i modi di intendere il tempo? Almeno tanti quante sono le stagioni della vita.

 

L’elemento temporale è sempre presente in Walt Disney. L’artista ha inteso e rappresentato efficacemente la differenza tra l’adulto e il bambino nella diversa percezione dello scorrere del tempo.

In base all’età o alla particolare fase di vita, i personaggi attribuiscono a questa coordinata un valore e un segno differente, che non solo ne definisce i caratteri ma assume un vero e proprio ruolo narrativo in innumerevoli gag.

 

Si pensi al povero Capitan Uncino (Peter Pan), solo adulto che abita l’Isola-che-non-c’è, perseguitato dal ticchettio dell’orologio nella pancia del coccodrillo e perennemente in fuga per non diventarne preda.

 

E che dire del trafelato Bianconiglio (Alice nel paese delle meraviglie), sempre a controllare la cipolla per poi strillare: «E’ tardi! E’ tardi!», mentre Alice, incuriosita, si ostina a domandare per cosa. Inutilmente, perché la frenesia degli adulti non può che restare un mistero irrisolto per il mondo dell’infanzia.

 

Il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina, invece, dalla loro condizione privilegiata di pazzi, possono festeggiare non-compleanni a ripetizione e farsi beffe del tempo immergendo l’orologio nel te o spalmandoci sopra il burro come su una fetta di pane.

 

In sintonia col tempo è piuttosto Cenerentola. Certo, per lei sono una condanna i rintocchi delle campane, nella doppia funzione di richiamo ai doveri quotidiani e di “gong” che pone fine al suo sogno romantico col Principe Azzurro. Tuttavia, è proprio piegandosi e adattandosi alla legge del tempo, che dimostra il suo ruolo di adulta consapevole, pronta per essere accolta in una nuova fase della vita.

 

In Lilli e il Vagabondo, al contrario, per l’ignara cucciolina – al pari che per un bimbo molto piccolo – il tempo non ha senso e pare quindi infinito. Sotto la pendola severa che scandisce le ore, lei lavora imperterrita, tenace e inesorabile fino a raggiungere il suo scopo: aprire la porta del salotto e tornare nella camera da letto da cui era stata allontanata.

 

Ne La carica dei 101, si ha un altro tipo di tempo infinito: quello dell’attesa. In particolare, quella del cane dalmata Poldo e del suo padrone che aspettano ansiosi la notizia della nascita della cucciolata.

 

E, a proposito di nascite, con Pinocchio si raggiunge l’apice della poesia riguardo al tema del tempo, di cui viene data una versione inedita e toccante. Geppetto, pur circondato dagli orologi a cucù, si domanda straniato che ore sono e, per riappropriarsi del senso della realtà, deve compiere il gesto di estrarre la cipolla dalla tasca.

 

Il falegname sta vivendo il momento privilegiato della venuta al mondo della sua creatura. La necessità di dedicarsi interamente alla nuova vita sbocciata toglie valore allo scorrere del tempo e il vissuto è racchiuso in un magico istante cristallizzato nella meraviglia per quanto si è compiuto.

 

In quello stesso scenario magico, è piuttosto il Grillo Parlante a essere infastidito dal ticchettio degli orologi a cucù che gli impediscono di prendere sonno. Nel suo ruolo di adulto è sensibile all’ansia per lo scorrere del tempo e ogni secondo scandito dagli aggeggi meccanici risuona nella sua testa via via sempre più martellante.

 

Il furibondo «Basta!» del Grillo che zittisce di colpo tutti gli orologi sta a ribadire che, nella casa di un neonato, l’unico tempo che conta è quello biologico interno al bambino. Per un pochino sarà lui il punto di riferimento: che tutto il resto si adegui e il tempo aspetti…